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Home  Aggregator    Demagogia e nazionalismo alle vongole degli anti-Merkel nostrani  78477

Aggregator • JimMomo • ID=78477


Scene di giubilo bipartisan in Italia per la sconfitta della CDU nel Nord Reno-Westfalia. Ovvio che esulti il Pd per l'affermazione dei socialisti, e della governatrice Hannelore Kraft, che vede come possibile Hollande tedesca, candidata anti-Merkel per il cancellierato. Ma l'esultanza nel Pdl? Anche i tedeschi (dopo francesi e greci) bocciano l'austerità della Merkel, è la lettura del voto prevalente sui giornali ("Crolla la Merkel, bocciata l'austerity", su la Repubblica), anche di centrodestra e non solo italiani (sì, di abbagli il FT ne ha presi eccome). Ma davvero i cittadini tedeschi del Nord Reno-Westfalia hanno usato il loro voto regionale per dire alla Merkel basta imporre rigore a Grecia, Italia, Spagna eccetera, il conto lo paghiamo noi per tutti?

Quanto meno improbabile. Hanno pesato innanzitutto i leader e i programmi locali. Il voto può certamente avere avuto un significato anche politico più generale, ma difficilmente può essere fatto passare, nel senso indicato dai nostri politicanti e commentatori, per una bocciatura della politica europea del duo Merkel-Schäuble, se addirittura l'80% dei tedeschi, risulta da un recente sondaggio, vorrebbe dire basta non all'austerità ma agli aiuti alla Grecia. L'SPD inoltre è senz'altro portatrice di istanze pro spesa pubblica, ma non sarebbe meno severa e occhiuta della Merkel sui bilanci dei partner Ue, tant'è vero che propone un comitato europeo di controllo dei conti pubblici.

Avvalorare un presunto indebolimento della Merkel, descriverla come ormai accerchiata e sotto assedio, è però funzionale a legittimare e a dare forza alle richieste di revisione del fiscal compact. Fa comodo scaricare sugli altri le colpe della crisi: il debito pubblico è colpa degli evasori fiscali, lo spread degli speculatori, la recessione del rigore imposto da Berlino e dalla Bce, e così via. Ma se l'austerità ha avuto effetti recessivi, questi sono stati certamente aggravati dal ricorso quasi esclusivo ad aumenti di tasse anzichi tagli alla spesa, e senza vere riforme. Una scelta squisitamente politica che non ci è stata imposta ni da Berlino ni dalla Bce, che anzi ci suggeriscono da anni l'opposto.

I tedeschi non sono dei liberisti "selvaggi", hanno uno stato sociale altamente sviluppato, elevati livelli di spesa e di tassazione, ma i conti sono abbastanza in ordine, sicuramente più dei nostri, e il debito non è esploso. Semplicemente non vogliono pagare il conto per le euro-cicale. Hanno sicuramente compiuto degli errori nella gestione della crisi greca, e difeso com'è naturale i loro interessi nazionali, ma non bisogna dimenticare che i primi colpevoli della crisi sono i Paesi che si sono indebitati (addirittura truccando i conti, come la Grecia) e che per dieci anni non hanno saputo approfittare dei bassi tassi di interesse per fare le riforme e ridurre il gap di competitività con la Germania. I Paesi che si indebitano si pongono loro stessi nella condizioni di essere "dominati" dai loro creditori (i mercati o chi poi dovrebbe correre a salvarli), come capiterebbe a chiunque.

Ora questi Paesi, tra cui l'Italia di Berlusconi-Monti, non essendo riusciti a realizzare le riforme per la crescita incolpano l'austerità tedesca perchi spendere è l'unico modo in cui credono di poter tornare a crescere e chiedono di essere autorizzati a farlo. Contrapporre la crescita al rigore è la nuova arma retorica dei sostenitori della spesa. Ma la crescita è incompatibile con il rigore solo nella testa di chi è convinto che l'unico modo per crescere sia spendere denaro pubblico. Scaricare le colpe della crisi sul rigore, evocare la proverbiale "cattiveria" germanica, è pura demagogia e non aiuta a indirizzare il dibattito interno sulle scelte chiave in termini di spesa pubblica, tasse e lavoro.

E a quanto pare nemmeno trovarsi in compagnia di Hollande e di Obama (il presidente Usa, che per combattere la crisi ha aumentato il deficit federale, esorta l'Europa a seguire i suoi passi), contro una coalizione cristiano-liberale, risveglia qualcosa nel Pdl e nella stampa di centrodestra. Evidentemente era di stampo keynesiano, e non liberale, la critica prevalente nel partito al rigore tremontiano. Forse non si perdona alla Merkel di aver scaricato Berlusconi, e il tutto è condito con una sorta di nazionalismo alle vongole. ... more




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