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Home  Aggregator    La giornata: le urne scuotono i partiti e Monti perde la testa  78384

Aggregator • JimMomo • ID=78384


Brutta e meschina uscita quella di Monti sui suicidi e analisi sbagliata degli effetti del voto amministrativo sull'agenda del governo.
I suicidi «dovrebbero far riflettere molto più chi ha portato l'economia italiana a questo stadio che non chi cerca di farla uscire ». Sostenere che l'attuale governo non si dovrebbe preoccupare dei suicidi solo perchi non ci ha portati lui in questa situazione di crisi - ammesso e non concesso che abbia davvero responsabilità così limitate - oltre che di cattivo gusto, offensiva, è palesemente un'assurdità dal punto di vista istituzionale. Un governo che si rispetti, chi rappresenta le istituzioni oggi, deve farsi carico eccome delle emergenze sociali, quali che siano, anche di quelle di cui non è diretto responsabile (ripeto: ammesso e non concesso che non lo sia). E' un suo preciso dovere istituzionale. Invece Monti si lascia andare ad una livorosa polemica politica nei confronti del suo predecessore, senza essere stato provocato, come nemmeno Bersani avrebbe avuto lo stomaco di fare su un tema così drammatico.

Monti parlava non dei suicidi, ma delle «conseguenze umane » della crisi, come si affretta a precisare Palazzo Chigi? Cambia poco: tra le «conseguenze umane » ci sono evidentemente anche i numerosi suicidi e in ogni caso è dovere del governo preoccuparsene.

Ma è una frase doppiamente infelice, quella del premier, perchi scaricare le colpe sui governi passati è il primo segno della propria inadeguatezza e perchi arriva all'indomani di un risultato elettorale estremamente punitivo per il Pdl. Addossare a Berlusconi e al suo partito la colpa dei suicidi di queste settimane, al di là del merito, rischia di alimentare inutili tensioni. A questo punto o Monti ha perso la testa, lo stress comincia a giocargli brutti scherzi e a fargli perdere la sobrietà, oppure è in cerca di guai, di pretesti per farsi cacciare.

Secondo il premier i risultati elettorali «rendono più agevole » la realizzazione dell'agenda di governo. In realtà è l'esatto contrario, chiudono ufficialmente la breve, e deludente, finestra delle riforme. I prossimi mesi, fino alle politiche, saranno tormentati per il governo: con un Pdl nervoso, che non concederà più nulla al professore, tanto meno se viene insultato un giorno sì e l'altro pure, e un Pd sempre più smanioso di afferrare il momento e non lasciarsi sfuggire Palazzo Chigi, nel timore che possa ripetersi la beffa del '93-'94, con il fronte "moderato" che all'improvviso si ricompatta dietro un uomo della provvidenza e ferma la gioiosa macchina da guerra.

Ha ragione invece Monti quando ricorda che l'attuale governo nei suoi primi giorni aveva un «margine strettissimo », vista l'urgenza di mettere in sicurezza i conti pubblici, e non poteva certo assumere una «posizione assertiva » in sede europea. Invece adesso «l'Italia ha un'agenda per la crescita » e l'elezione di Hollande offre spazi di manovra ancora maggiori con Berlino. Da non confondere però con un'adesione di Monti alle richieste del nuovo presidente francese su fiscal compact, ruolo della Bce ed Eurobond, come molti vorrebbero. Monti chiede all'Ue e a Berlino rafforzamento del mercato unico e un «nuovo atteggiamento » sugli investimenti pubblici, quelli «veri e genuini », non spesa in deficit. ... more




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