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Home  Aggregator    Pannella ha perso il suo partito?  68669

Aggregator • JimMomo • ID=68669


Con la loro gloriosa - sì, gloriosa - storia è normale che si interpreti il «dialogo » intrapreso in questi giorni da Pannella con i più alti e nobili obiettivi politici, come hanno fatto stamattina Biagio Marzo, su L'Opinione, e lo storico Ciuffoletti, sul Quotidiano nazionale. Certo, i radicali sono contro le ammucchiate e per il bipartitismo, ma in questa fase il «dialogo » bifronte pannelliano ha raggiunto innanzitutto lo scopo di recuperare un minimo di ascolto dalle parti del Pd, dopo mesi di indifferenza e angherie. Manfrina, insomma. Ma il quesito inedito che ancora nessuno si è posto (forse per una malintesa idea di rispetto nei confronti del leader radicale), e che invece sarebbe ora di porsi è il seguente: volendo giocare una partita diversa, più ambiziosa, rispetto a quella per la mera visibilità, Pannella, ad oggi, avrebbe davvero la forza politica di imporre ai suoi deputati e senatori, e al suo movimento, scelte non scontate?

Temo di no. Conserva il suo straordinario fiuto, quindi si è reso conto che in questa crisi i radicali non potevano restare immobili e silenti. Ma da mesi si sono aperte, tra maggioranza e opposizioni, vaste praterie politiche (sulla giustizia, sulla scuola e l'università, sulla politica di stabilità dei conti pubblici, e persino sulla politica estera) che i radicali - e solo loro - avrebbero potuto cavalcare e da cui invece si sono mantenuti a debita distanza. Ormai il 14 dicembre è alle porte. Non sarà il "giorno del giudizio" che molti si aspettano, nemmeno per il bipolarismo. Se anche il governo dovesse cadere, non è detto che si apra la fase auspicata dai terzopolisti, ma certo martedì prossimo il voto per il bipolarismo coincide con la fiducia o con l'astensione, mentre i radicali voteranno scontatamente la sfiducia, rimandando al dopo ulteriori valutazioni. Ma sinceramente ogni seria interlocuzione con Berlusconi, o con il blocco Pdl-Lega, è quasi del tutto da escludere (probabilmente da ambo le parti). E' venuto progressivamente a mancare in questi anni nel «mondo radicale » un contrappeso alle posizioni culturalmente di vecchia sinistra, e persino antagoniste e antiberlusconiane, che si sono invece sempre più radicate e rafforzate. Pannella ha tentato di tenere la barra dritta sulla sostanziale equivalenza tra il «capace di tutto » e i «buoni a nulla », sull'analisi del «monopartitismo imperfetto », dell'alternativa radicale a tutto, ma sono ormai degli orpelli rispetto a un posizionamento politico avvertito sempre più dai radicali - dirigenti e militanti - come appropriato. Hanno scelto il loro "meno peggio".

Il «dialogo » di questi giorni è quindi figlio della tattica, è fine a se stesso. Ma seppure volesse verificare se esistano le condizioni per aggiustare o cambiare rotta - e non ci giurerei - non credo che oggi Pannella avrebbe la forza di imprimere una svolta non scontata ai radicali, per la quale si troverebbe a scontrare con una irriducibile opposizione da parte di Emma Bonino innanzitutto, di quasi tutti i suoi parlamentari (forse solo Rita Bernardini lo seguirebbe) e di quel «mondo radicale » com'è diventato oggi, di cui lo stesso Pannella registra già in queste ore, con «dolore », la «rivolta rabbiosa » al suo «dialogo » con Berlusconi. E' triste, lo so. Ma Pannella ha perso il pieno controllo strategico del suo partito e gli incontri, l'iniziativa di questi giorni ha anche, come corollario, l'effetto (forse deliberato forse no) di perpetuare l'illusione che sia lui a condurre i giochi e a poter ancora disporre dei "suoi" parlamentari. ... more




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